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MACERIE. (Intro)

C'è un assordante silenzio. Tutto appare normale, stanco, inevitabile. Si sente parlare di "libertà" e "democrazia", in continuazione, come un mantra. E queste parole si svuotano sempre di più, perdono significato. Si nutrono di loro stesse e rappresentano solo loro stesse. L'unico valore della democrazia pare sia semplicemente quello evocativo. Il suo richiamo aleggiante che bacchetta chiunque abbia qualche obiezione etica da presentare.
Ma è sempre così. Le democrazie non muoiono mai in giornate tetre, uggiose, tra sguardi smarriti di chi s'incontra scivolando via al mattino presto, come un fantasma, tra le strade deserte. 
La democrazia muore al sole, tra applausi scroscianti.
Qualcuno dice che sono sempre gli stessi -incappucciati, adoranti una grolla d'oro- altri dicono che sono quelli che parlano di "join venture", di "restyling"; in ogni caso hanno fatto un ottimo lavoro nel tempo, cancellando all'origine qualsiasi idea di vita pubblica. E questo con una predicazione subliminale incessante dell'idea che siamo tutti corrotti, che nessuno può vantare alcuna integrità morale.
Chi sa sa, chi non sa non vuol sapere.
Ed è tra queste macerie che scorgiamo il belpaese: è il medioevo con la televisione.

Pubblicato il 20/9/2008 alle 14.19 nella rubrica IL RESIDUALE.

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